Vincenzo Incenzo
Il sorriso d'avorio
d'una ragazza d'ebano


Indice Libri
Introduzione

Recensione a cura di Diana Battaggia, Lieto Colle

I quattro elementi dai quali è costituito il titolo, oltre a delineare brevi tratti di una creatura esotica, sintetizzano sia il contesto ambientale in cui si svolge quanto narrato (avorio: fauna; ebano: flora; ragazza: dimensione umana), sia l’atteggiamento senti-mentale con cui l’autore si relaziona al racconto (sorriso: prima e più spontanea manifestazione d’amore).
E’ con infinita tenerezza che Incenzo ripercorre la propria esperienza africana: attraverso ventotto fermo-immagini si riconduce, e conduce il lettore, in viaggio, mosso da una nostalgia quasi dolorosa (raccontare e raccontarmi ancora il miracolo di quei giorni mi fa sognare continuamente una prossima partenza – cfr pag 14).

Le immagini scorrono nitide e vivaci, colme di suggerimenti lirici che contribuiscono a rendere ancora più efficace la descrizione (Una muraglia di verde che esplode di vita… minacciosa, vergine, lussureggiante, spaventosa, regale, generosa, la foresta manda vapori di luce –cfr pag 82).
Arricchite da numerose ulteriori percezioni sensoriali (diamanti le grida festanti delle donne – cfr pag 66 e gli odori del posto si sciolgono nel velluto dell’aria – cfr pag 67), consegnano luoghi che vanno oltre la suggestiva descrizione ambientale: sono luoghi dell’anima quelli nei quali Incenzo accompagna il lettore (voglio impararmi qui, scoprire tutto l’amore messo da parte –cfr pag. 43); quanto da lui abilmente evocato è stato registrato attraverso un obiettivo d’intima rilevazione, attivato dalla personale sensibilità, il quale – a differenza di quello fotografico che si limita a ritrarre ciò che appare- cattura composite e segrete istanze rese da Incenzo con stile espressivo leggero e fluente.
Il racconto scorre calmo sospinto dalla corrente delle emozioni/sensazioni provate e ritrovate, accelera sotto l’effetto di riflessioni sul processo storico-politico che ha modificato l’assetto originario del continente, rumoreggia in rapide irruenti quando acuta è l’indignazione per le violenze e i soprusi patiti dalla popolazione, si quieta nuovamente, dilatandosi in bacini, per accogliere tutta l’imponenza della dignità del popolo africano e, infine, rientra nell’alveo per guadagnare il mare disegnando il proprio estuario come segue : “Voglio sforzarmi di ammettere che un altro mondo è possibile”. Lungo l’intero percorso, lambiti dal racconto, emergono quali lucidi massi levigati i vigorosi incisi poetici (Qui Dio è nei sassi, nel vuoto pieno della notte, nel silenzio assordante dell’aria lunare… mi sento annodato a questa terra, a questo istante immenso – cfr pag 94).
Del resto, la formula espressiva poetica è l’unica in grado di assolvere al compito di comunicare quanto osservato, così come Incenzo osserva, con gli occhi del poeta.

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