Vincenzo
Incenzo
La partitura infernale
eventi sonori nelle bolge dantesche
Indice
Libri
Introduzione
Vincenzo
Incenzo, in un libro
la "musica infernale" della poesia dantesca
Recensione
a cura di Menico Caroli, Musicaitaliana.com
Cosa
può avvicinare uno dei più giovani e apprezzati (cant)autori
italiani (inseparabile braccio destro di Michele Zarrillo
e Renato Zero) alla polverosa filologia
dantesca? Questo interrogativo me lo sono posto io e l'ho girato
a Vincenzo Incenzo, autore de
"La partitura infernale: eventi sonori nelle bolge dantesche",
uscito in questi giorni per le prestigiose edizioni Fonòpoli.
Probabilmente
la musicalità stessa del verso dantesco, e soprattutto quella
musicalità "infernale", tradizionalmente trascurata
dalla critica, con la quale il sommo poeta tratteggiava l'orrore
e la disperazione del "paesaggio sonoro" luciferino.
Vincenzo
Incenzo, già premio Lunezia 1998 "al valore poetico
dei testi", non è nuovo a operazioni filologiche
di tal guisa. Nel suo "Ulisse", inciso dalla
Premiata Forneria Marconi nell'omonimo album datato
1997, l'archetipo letterario omerico - suggeriti tempi, situazioni
e personaggi - interagiva con citazioni e reminiscenze che spaziavano
da Pirandello a Kafka, da Joyce a Pasolini, trovando infine omogeneità
nella partitura musicale.
Era appunto la parola che incontrava la musica; "risorgeva"
dalle pagine dei libri per prendere corpo e suono, rivelando aspetti
nascosti e sorprendenti della sua originaria carica espressiva.
In
questo primo saggio letterario, il meccanismo non è poi così
diverso. Parole e locuzioni dantesche sono qui "sviluppate"
come da un "negativo fotografico" (il testo letterario)
che, osservato in trasparenza, rivela luci e colori (i versi) solo
per metà. Resta infatti ai margini la musicalità del
testo: quella dimensione acustica dell'ambiente infernale che Incenzo
"ingrandisce e sviluppa" da bravo "fotografo della
parola cantata", restituendogli spessore, tridimensionalità.
Svelando al lettore "lo strato acustico dell'Inferno con
i suoi suoni e rumori aspri, striduli, dissonanti".
Tutto racchiuso in antitesi sbalorditive ("i suoni non musicali",
"i suoni ghiacciati", "il profumo o il fetore acustico",
"la terribile sinfonia dell'Inferno") e realistiche citazioni
("sospiri pianti e alti guai", "il greve truono",
"le dolenti note").
Abbinata
la meticolosità del ricercatore alla sensibilità artistica,
Vincenzo Incenzo redige un testo interessante, di scorrevole lettura,
ricco di parallelismi dotti (continui i rimandi alla letteratura
latina, italiana e irlandese del XII secolo), documentato quanto
basta per non apparire noioso.
Il
libro è impreziosito da riproduzioni, a colori e in bianco
e nero, dei suoi quadri
a soggetto dantesco. Parole, musica e pittura. Versi, note e colori.
Una triade perfetta, che non sarebbe dispiaciuta al nostro poeta
più grande.
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