INGRESSO INDIPENDENTE

 

INGRESSO INDIPENDENTE

 

di Maurizio de Giovanni

con Serena Autieri e Tosca D’Aquino

regia e musiche di Vincenzo Incenzo

 

 

Una nota di Vincenzo Incenzo

 

L’incontro con Maurizio de Giovanni, scrittore napoletano noto al grande pubblico Il Commissario Ricciardi e I bastardi di Pizzofalcone, generava in me grande curiosità; in particolare mi stimolava trovare un terreno comune partendo da una commedia brillante, genere non frequentato sinora né da me ne’ da lui. Il debutto al Napoli Teatro Festival due stagioni fa ci ha riconosciuto un ottimo consenso. Ora si riparte, con qualche riposizionamento del testo e dei personaggi.

La storia, di stampo wilderiano ha come protagonisti Massimo, fidanzato con l’apparentemente bigotta Valeria; quarantenne impiegato in un’azienda in attesa di promozione vive in un appartamentino con ingresso indipendente, spesso offerto in prestito al proprio direttore, per i suoi incontri segreti con l’amante Rosalba. Una cena organizzata proprio da Rosalba per costringere il direttore a lasciare la moglie scatenerà l’inferno, innescando una serie di equivoci che sveleranno ai cinque personaggi verità sulle proprie vite e le loro relazioni, sotto lo sguardo attento di una vicina ficcanaso che porterà ad un finale dai risvolti sorprendenti. Nello spazio di una cena tutti i ruoli di facciata cadono in un effetto domino grazie alla pedina più piccola, che in realtà è la più salda.

In piena epoca dell’apparire e dell’iposcrisia diffusa dunque una commedia necessaria sui piccoli grandi mostri che ci abitano dentro; commedia che si snoda attraverso tre ambienti pittoreschi, un cortile, un salone e una cucina; luoghi reali di una città qualunque ma che ho voluto leggere a livello registico soprattutto come paesaggi interiori; una sorta di purgatorio, di paradiso e di inferno, dove migrano falsità, rimorsi, rimpianti, speranze e buoni sentimenti.

Chi siamo, chi vorremmo essere, chi non siamo stati; mi sembravano queste alla prima lettura le coordinate da far emergere dallo scritto di De Giovanni. Con leggerezza, muovendo sempre la scena, ricorrendo spesso anche all’isolamento dei personaggi tramite luci dedicate, ho cercato di evocare il tormento di ognuno, la risposta che nessuno in definitiva è riuscito a dare alla propria esistenza.

Proprio per questo ho sentito l’esigenza, in accordo con Maurizio, di ridisegnare il percorso della vicina ficcanaso, elevandola da semplice vecchietta petulante a un’astrazione con le radici affondate in un mondo ancora puro, quello dell’infanzia, dove gli equivoci ancora non esistono.

Mi è sembrato naturale puntellare la commedia con delle musiche che ho scritto personalmente, conferendo loro un carattere latino, ricorrendo al flamenco e a coloriture acustiche spagnoleggianti, allo scopo di avere dinamiche brillanti e carnali, grazie ad un uso massiccio di chitarre, con contrasti continui. Già alla prima prova ho chiesto agli attori di lavorare con le musiche, tecnica cara al grande Sergio Leone, per entrare da subito in un climax e in tempi rigorosi ben definiti.

Ringrazio i fantastici attori che si sono lasciati dirigere con tanto entusiasmo: Serena Autieri, Tosca D’Aquino, Giovanni Scifoni, Bianca Maria Lelli, Fioretta Mari e Massimiliano Franciosa.